Commercialisti: sino al 30 giugno il codice delle sanzioni è in pubblica consultazione

A cura dell’Avv. Valeria Zeppilli

Commercialista

Sino al prossimo trenta giugno, gli ordini territoriali della categoria dei commercialisti sono chiamati alla consultazione della bozza del codice delle sanzioni, predisposta dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con lo scopo esplicitato di agevolare gli organi di disciplina territoriale nell’esercizio delle loro funzioni e tentare di garantire un’applicazione del sistema sanzionatorio uniforme sul territorio nazionale.

Dopo che già il codice deontologico era stato sottoposto alla pubblica consultazione, insomma, gli esperimenti di coinvolgimento democratico della categoria si ripetono un’altra volta anche con il nuovo testo.

In generale, il codice all’esame degli ordini territoriali si occupa dapprima di regolamentare le sanzioni disciplinari in maniera generale, soffermandosi sulla loro natura, sulle loro diverse tipologie e sulle circostanze aggravanti o attenuanti applicabili. Successivamente esso si concentra sulle sanzioni che vanno comminate con riferimento alle singole specifiche condotte poste in essere in violazione delle norme di deontologia professionale.

Soffermiamoci, più nel dettaglio, sugli aspetti più rilevanti del testo in consultazione sino a fine mese.

A chi si applicherebbe il codice?

Secondo quanto previsto dall’articolo 2 della bozza di codice, esso si applicherebbe con riferimento ai procedimenti avviati per la determinazione delle sanzioni disciplinari irrogabili agli iscritti. Ma non solo: sarebbero assoggettati alle sue norme anche le società tra professionisti in caso di violazione dei principi, degli obblighi e dei divieti che sono stabiliti dal codice deontologico della professione.

In quanto compatibile, infine, il codice delle sanzioni dovrebbe applicarsi anche a coloro che sono iscritti nell’elenco speciale dei non esercenti e ai tirocinanti.

Sanzioni disciplinari

Con riferimento generale alle sanzioni disciplinari, la bozza di codice, dopo aver chiarito che la potestà di applicarle è del consiglio di disciplina territoriale dell’ordine nel cui albo, elenco speciale o registro è iscritto l’interessato, chiarisce che esse vanno proporzionate alla gravità della violazione e alle conseguenze dannose che questa abbia eventualmente cagionato.

A tal fine, riferendosi al comportamento complessivo del professionista, occorre guardare non solo alla gravità del fatto, ma anche all’eventuale dolo e all’intensità di questo o al grado di colpa e ad ogni circostanza che sia in qualche modo connessa alla violazione, sia essa oggettiva che soggettiva.

La censura

Le tipologie di sanzioni contemplate dal codice sono tre: la censura, la sospensione dall’esercizio professionale e la radiazione dall’albo o dall’elenco speciale.

La meno grave è senza dubbio la prima, rappresentata da una dichiarazione formale di biasimo e applicabile alle infrazioni che non sono connotate da una particolare gravità.

Si tratta, in sostanza, dei casi in cui è verosimile che, tenendo conto del grado di responsabilità del commercialista e dell’assenza di precedenti, egli non commetterà altre infrazioni.

Talvolta, tuttavia, anche la censura potrebbe essere sproporzionata rispetto alla condotta: in tal caso il codice sancisce la legittimità dell’archiviazione immediata, purché questa sia succintamente motivata e sia accompagnata da un richiamo verbale.

Il richiamo verbale pesa come precedente nella valutazione di eventuali future violazioni.

La sospensione dall’esercizio professionale

Certamente più grave della censura è la seconda sanzione contemplata dalla bozza di codice: la sospensione dall’esercizio professionale.

Questa, infatti, comporta l’inibizione per massimo due anni dall’esercizio della professione.

Più nel dettaglio la sospensione può durare da un anno a due anni per le infrazioni, caratterizzate da una particolare gravità e commesse con dolo o colpa grave, dalle quali sia derivato un danno significativo a terzi e all’immagine della professione.

In tutti gli altri casi, i comportamenti posti in essere con dolo o colpa grave comportano l’inibizione dall’esercizio della professione per massimo un anno.

La radiazione dall’albo o dall’elenco speciale

Di certo la sanzione più grave è rappresentata dalla radiazione dall’albo o dall’elenco speciale, alla quale si fa ricorso in caso di violazioni talmente gravi da rendere non più possibile la permanenza in essi dell’iscritto.

Tale sanzione impedisce l’iscrizione del commercialista anche in qualsiasi altro albo o in qualsiasi altro elenco speciale su tutto il territorio nazionale.

La bozza di codice lascia comunque salva la possibilità per chi sia stato radiato di essere riammesso nei termini e alle condizioni previsti dall’articolo 573 del decreto legislativo numero 139/2005 (che ha stabilito la costituzione dell’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, sancendo l’unificazione delle professioni di dottore commercialista e di ragioniere commercialista).

Circostanze aggravanti

Il provvedimento con il quale è irrogata la sanzione, da motivare, deve sempre tenere in considerazione le eventuali circostanze attenuanti e quelle aggravanti.

A tal proposito, si evidenzia che la bozza di codice delle sanzioni considera circostanze aggravanti il fatto di aver commesso più violazioni contemporanee o derivanti da uno stesso fatto, il fatto che l’interessato abbia agito con dolo, la significatività della violazione commessa o del danno arrecato e la recidiva.

In presenza di aggravanti la censura può divenire sospensione dell’esercizio professionale per due mesi o, se c’è recidiva, per un periodo non superiore a un anno.

La sospensione dall’esercizio professionale sino a un anno può invece divenire di durata superiore ad un anno mentre la sospensione dall’esercizio professionale compresa tra uno e due anni può divenire radiazione in ipotesi di particolare gravità.

Circostanze attenuanti

In base a quanto previsto dal testo in consultazione presso gli ordini territoriali, invece, rappresentano circostanze attenuanti l’assenza di dolo o di danno rilevante a terzi nei casi meno gravi, il fatto che l’iscritto abbia riparato il danno arrecato o che egli si sia attivato spontaneamente ed efficacemente per rimuovere le conseguenze dannose del suo operato o per attenuarle o la sussistenza di contesti particolari idonei a limitare la responsabilità.

In presenza di attenuanti, la sospensione dall’esercizio professionale fino a un anno può divenire censura o sospensione dall’esercizio professionale per un periodo compreso tra due e sei mesi, mentre la sospensione dall’esercizio professionale per un periodo compreso tra uno e due anni può divenire sospensione dall’esercizio professionale per un periodo compreso tra sei mesi e un anno.

Corrispondenza tra sanzioni e violazioni

Dopo aver enucleato la disciplina generale in materia di sanzioni, la bozza di codice si sofferma in maniera dettagliata, al titolo II, sulla corrispondenza tra le diverse violazioni delle disposizioni del codice deontologico della professione e le singole sanzioni disciplinari.

Ad esempio, si stabilisce che è applicabile la censura alle violazioni del dovere e della responsabilità di agire nell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione e la sospensione sino a sei mesi alle violazioni dei doveri inerenti l’obbligo di copertura assicurativa per la responsabilità professionale.

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