Formazione professionale continua: onore o onere?

A cura della Dott.ssa Raffaella Striani

24870992_sE’ recentissima la circolare che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (Cni) ha inviato agli Ordini territoriali con le nuove direttive in merito al sistema per l’aggiornamento della competenza professionale. Con la circolare n. 722 della XVIII Sessione 2016, infatti, lo scorso 27 Aprile, lo stesso Consiglio ha approvato le linee di indirizzo n. 4, con le quali viene disciplinato il nuovo sistema di riconoscimento di Crediti Formativi Professionali (Cfp). “Nuovo” rispetto a cosa? Facciamo un passo indietro. Risale al 2012 il Decreto del Presidente della Repubblica n. 137 con cui, all’Art. 7, venne sancito ad ogni professionista “l’ obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale” allo scopo di “garantire la qualità e l’efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettività”. Ai consigli nazionali degli ordini (o collegi territoriali) spettava l’incarico di disciplinare con specifico regolamento: le modalità, le condizioni e l’organizzazione delle attività per consentire agli iscritti di assolvere l’obbligo di aggiornamento; i requisiti minimi dei corsi di aggiornamento, validi su tutto il territorio nazionale; “il valore del credito formativo professionale quale unità di misura della formazione continua”. Se svolta dagli ordini o collegi territoriali, le attività formative potevano realizzarsi anche con il coinvolgimento di soggetti terzi mediante convenzioni o cooperazioni opportune. Un ruolo importante spettava anche alle Regioni, le quali erano legittimate a disciplinare l’attribuzione di fondi per l’organizzazione di scuole, corsi e ed eventi per la formazione professionale. Nello specifico, quali “professioni” sono interessate all’obbligo della formazione professionale continua? Secondo l’Art. 1 del D.P.R. 137/2012, le direttive sono rivolte a tutte le professioni regolamentate, definite come “l’attività’, o l’insieme delle attività, riservate per espressa disposizione di legge o non riservate, il cui esercizio è consentito solo a seguito d’iscrizione in ordini o collegi subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalità”, e ai relativi professionisti.
Dunque, l’obbligo all’aggiornamento spetta a figure professionali quali, ingegneri, architetti, geometri, geologi, avvocati e a tutti quei professionisti regolarmente iscritti all’Albo ed esercenti la propria professione liberamente, in completa “autonomia e indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnico”. E’ dal 2013, dunque, che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in attuazione delle disposizioni ai sensi dell’Art. 7 del D.P.R. 137/2012, disciplina in materia di formazione continua professionale degli iscritti all’Albo degli Ingegneri ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento della competenza professionale. Con la pubblicazione del Regolamento, adottato dal Cni nel 2013, si faceva una distinzione tra: apprendimento formale, non formale ed informale. Si parla di “apprendimento formale” quando l’acquisizione delle conoscenze e delle abilità scientifico-culturali dell’ingegneria nel sistema di istruzione e formazione universitario si conclude con il conseguimento di un titolo di studio; l’ “apprendimento non formale” si riferisce all’apprendimento frutto di una scelta intenzionale del professionista, il quale accede ad attività didattica (frontale o a distanza); l’ “apprendimento informale” riguarda le conoscenze acquisite dall’esercizio della professione di Ingegnere nelle situazioni del lavoro quotidiano. Varie linee di indirizzo sono state pubblicate in questi anni fino alla recentissima edizione n.4, inserita nella circolare n.722 della XVIII Sessione 2016. Tra le novità apportate nelle nuove direttive, oltre a regolamentare l’esonero dall’attività professionale circoscritta a casi specifici (maternità/paternità, malattia cronica grave o assistenza a persone affette da malattia cronica grave, lavoro all’estero), il Cni regola in materia di formazione continua professionale. In particolare, con le linee di indirizzo n.4 il Cni riconosce Cfp alle certificazioni di competenze emesse da soggetti diversi dall’Agenzia Nazionale della certificazione delle Competenze (instituita dal Cni e denominata CERTING). Tali certificazioni, però, devono avere determinati requisiti, quali: una durata minima di tre anni ed essere ottenute frequentando corsi che di per sé non rilasciano crediti formativi. Nello specifico, il Cni riconosce tra 5 e 15 Cfp per certificazioni di competenza non CERTING e nel caso di certificazioni multiple possono essere acquisiti massimo 15 Cfp per anno. Le nuove linee di indirizzo (n.4) sanciscono il riconoscimento di crediti formativi professionali pari a 2.5 anche nel caso di pubblicazione di articoli (apprendimento informale), non solo sulle riviste ufficiali del Cni e di Ordini provinciali degli Ingegneri, ma anche su riviste specializzate in ambito ingegneristico ed indicizzate da SCOPUS o Web of Science e/o inserite nell’elenco dall’ANVUR per l’area di ricerca Area 8 – Ingegneria civile e architettura, e per l’Area 9 – Ingegneria industriale e dell’informazione, relative alla VQR 2004-2010. Con il D.P.R. 137/2012, veniva definita anche la possibilità di stipulare opportune convenzioni tra consigli nazionali e le università al fine di riconoscere reciprocamente i crediti formativi professionali ed i crediti formativi universitari. In tale ambito, con le linee di indirizzo del 2016, il Cni riconosce 30 Cfp al superamento dell’esame finale di Master universitari di I e II livello, svolti in Italia e all’estero, di Dottorato di Ricerca e di corsi universitari (apprendimento formale). Non solo, i Cfp sono concessi ai titolari e agli inventori di Brevetti depositati in ambito ingegneristico. Verranno riconosciuti Cfp anche per la partecipazione ad eventi formativi all’estero, purché organizzati da soggetti autorizzati dal Cni, in caso contrario, saranno riconosciuti crediti dopo il superamento di un esame finale. A questi si aggiungono i crediti riconosciuti al termine di uno stage formativo nel settore ingegneristico di durata minima di tre mesi e frequenza di almeno 20 ore settimanali o corsi abilitanti e di aggiornamento previsti dalla legge 818/84.
Anche la formazione erogata dal datore di lavoro ai propri dipendenti viene certificata dal riconoscimento di Cfp, ma solo se sussiste una convenzione tra l’azienda e il Cni o con l’Ordine territoriale. E ancora, il riconoscimento di Cfp è previsto anche per partecipazione ad eventi formativi organizzati nell’ambito di manifestazioni fieristiche, mostre, convegni, congressi nazionali ed internazionali nel settore dell’Ingegneria, dimostrazioni tecniche di soluzioni tecniche o tecnologiche di prodotti/servizi organizzate dalle aziende produttrici accreditate Cni e formazione post vendita relativa a strumentazione tecnica professionale (hardware e software). Dunque, con le linee di indirizzo n. 4 il Cni offre una vasta gamma di opportunità che mantengono dinamico e in continua espansione il bagaglio di conoscenze del professionista per poter stare al passo con le innovazioni che l’Ingegneria genera costantemente. Al di là di ogni calcolo, sarebbe auspicabile che l’ “obbligo” di formare la propria professionalità diventi per tutti un “volere” spontaneo, altrimenti, la facoltà di aggiornarsi diverrebbe solo una sterile “corsa al punteggio” e si annullerebbero l’etica e la deontologia, che, oltre a costituire anch’esse oggetto di formazione, dovrebbero governare a priori ogni attività professionale.

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