Commercialisti: ecco le nuove sanzioni disciplinari

A cura della Dott.ssa Marina Crisafi

Sanzioni disciplinari 02-2

Il codice è in consultazione pubblica fino al 30 giugno

Stop di 6 mesi per chi non ha i crediti formativi e per l’assenza dell’assicurazione professionale. Fermo di un anno, invece, per chi non paga le tasse e sospensione dall’esercizio dell’attività per chi viola i doveri di indipendenza. Sono alcune delle principali novità previste dal nuovo codice delle sanzioni, elaborato dal Consiglio Nazionale dei commercialisti e sottoposto alla pubblica consultazione degli ordini territoriali fino al prossimo 30 giugno. Ventotto gli articoli della bozza, legata alla revisione del codice deontologico entrato in vigore nel marzo scorso, che elencano nel dettaglio le sanzioni “monstre” cui saranno assoggettati i professionisti che si macchiano di violazioni alle regole della deontologia.

Il codice, applicabile sia agli iscritti all’albo che alle società tra professionisti, si pone come uno strumento di indirizzo e d’obbligo che ha il fine di uniformare il sistema sanzionatorio, con la previsione delle penalità applicabili e dei limiti delle stesse.

Ecco, nel dettaglio, i punti chiave del nuovo codice:

Natura delle sanzioni disciplinari

L’art. 4 del codice si occupa di definire la natura e la tipologia delle sanzioni disciplinari che “devono essere proporzionate alla gravità della violazione e alle conseguenze dannose che possano essere derivate dalla medesima”.

A tal fine, gli elementi di valutazione saranno: la gravità del fatto, la sussistenza eventuale del dolo e la sua intensità ovvero il grado di colpa, nonché le circostanze, soggettive e oggettive, connesse alla violazione.

Nello specifico, oggetto di valutazione sarà il comportamento complessivo del professionista e il danno provocato.

Il provvedimento disciplinare con cui viene irrogata la sanzione deve essere esplicitamente motivato, anche con riguardo alle circostanze attenuanti o aggravanti, laddove sussistenti.

La tipologia delle sanzioni

Sono tre le sanzioni disciplinari previste:

  • la censura, consistente in una dichiarazione formale di biasimo, applicabile a infrazioni di non particolare gravità, quando il grado di responsabilità e l’assenza di precedenti dell’iscritto inducono a ritenere che egli non incorrerà in un’altra infrazione;
  • la sospensione dall’esercizio della professione, applicabile alle violazioni consistenti in comportamenti gravi commessi con colpa o con dolo, per un periodo comunque non superiore a due anni;
  • la radiazione dell’albo o dall’elenco speciale, applicabile alle violazioni molto gravi che rendono incompatibile la permanenza negli stessi del professionista. Il radiato in ogni caso può essere riammesso nei termini e nelle condizioni previste dall’art. 57 del decreto n. 139/2005.

Giova precisare che la sanzione della censura, quando risulti sproporzionata rispetto alla tenuità della violazione o al contesto in cui si sono svolti i fatti, può essere archiviata immediatamente dall’organo giudicante, con provvedimento motivato anche succintamente e accompagnato da richiamo verbale all’interessato che avrà valore di precedente nel caso di eventuali violazioni future della stessa natura.

Le circostanze aggravanti e attenuanti

Il codice prevede anche una serie di circostanze aggravanti e attenuanti, ai fini, rispettivamente, dell’applicazione di una più grave o attenuata sanzione.

Ex art. 8 della bozza codicistica costituiscono circostanze aggravanti: “a) la commissione di più violazioni contemporanee o derivanti dal medesimo fatto,
b) la sussistenza di dolo,
c) la significatività della violazione o del danno arrecato, d) la recidività nel comportamento dell’iscritto”.

In presenza di tali circostanze, la sanzione disciplinare potrà essere aumentata nel massimo fino: alla sospensione dall’attività per due mesi, nel caso in cui la pena inflitta sia la censura; alla sospensione per un anno, in caso di recidiva; alla sospensione superiore a 12 mesi, se la pena inflitta prevede la sospensione dall’esercizio della professione per un anno; alla radiazione, nei casi di particolare gravità per i quali sia direttamente applicabile la sanzione della sospensione fino a 2 anni.

Quanto alle circostanze attenuanti, ex art. 9, queste sono applicabili “in assenza di dolo o di danno rilevante a terzi, nei casi meno gravi, o quando l’iscritto abbia riparato il danno arrecato oppure si sia attivato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose del suo operato o in presenza di contesti particolari che di fatto attenuino la responsabilità dell’iscritto”.

La loro applicazione comporta un attenuamento della sanzione disciplinare che può essere contenuta: “a) nella censura, nel caso sia prevista la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale fino a un anno;
b) nella sospensione dall’esercizio professionale per più di due mesi e fino a sei mesi nel caso sia prevista la sospensione dell’esercizio professionale fino a un anno;
c) nella sospensione dall’esercizio professionale da sei mesi a un anno nel caso sia prevista la sospensione dall’esercizio professionale da uno a due anni”.

Le singole violazioni

A trovare dettagliata disciplina nel nuovo codice delle sanzioni sono tutta una serie di violazioni delle disposizioni del codice deontologico della professione.

Si parte da quelle inerenti i doveri e la responsabilità dell’agire del professionista, punibili con la censura, arrivando a quelle più gravi della violazione dell’obbligo di formazione professionale sanzionato con la sospensione, in modo diverso, a seconda dell’assenza parziale o totale dei crediti formativi (fino a 6 mesi).

La recidiva, inoltre, è punita con il raddoppio della pena (fino a 1 anno di sospensione).

Altrettanto gravi sono considerate le violazioni dei doveri inerenti all’obbligo di copertura assicurativa per la responsabilità professionale (sanzionate con la sospensione dall’esercizio dell’attività per 6 mesi) e i comportamenti tra colleghi, o tra il professionista e il cliente o il tirocinante, improntati alla slealtà, scorrettezza e maleducazione (tutti sanzionati con vari mesi di sospensione dall’attività).

Analogamente di una particolare gravità sono considerate le condotte anticoncorrenziali del professionista. La violazione dei doveri inerenti la concorrenza, espressamente vietata dall’art. 41 del codice deontologico, comporta, infatti, l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’attività almeno fino a 3 mesi.

La potestà disciplinare

La potestà di applicare le sanzioni disciplinari spetta al Consiglio di Disciplina territoriale dell’ordine nel cui albo, elenco speciale, o registro del tirocinio, è iscritto il professionista.

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