Fisco: pronto il vademecum sugli interpelli

A cura della Dott.ssa Marina Crisafi

Con la circolare n. 9/2016 l’Agenzia delle Entrate traccia il quadro completo della disciplina riordinata dal decreto legislativo n. 156/2015

Con la circolare n. 9 dell’1 aprile 2016, l’Agenzia delle Entrate ha predisposto un vero e proprio vademecum sull’istituto dell’interpello, ripercorrendo la normativa alla luce del complessivo rioranatocismodino operato dal decreto legislativo n. 156/2015, in attuazione della delega fiscale (l. n. 23/2014) e tracciando un quadro completo della disciplina revisionata.

Dall’eliminazione delle diverse forme di interpello obbligatorio, al fine di alleggerire gli adempimenti a carico dei contribuenti, alla riduzione dei tempi di risposta da parte dell’amministrazione per assic
urare maggiore tempestività, sino all’estensione, a garanzia del contribuente, della regola del silenzio-assenso a tutte le tipologie di interpello, la circolare passa in rassegna tutte le novità recentemente intervenute, facendo seguito alle indicazioni procedurali contenute nel provvedimento dello scorso gennaio.

Ecco, in pillole, i punti chiave di quella che rappresenta una guida integrata sulla materia revisionata dalla legge delega con la ratio di garantire una maggiore omogeneità della disciplina, di ridurre i tempi di lavorazione delle istanze e procedere ad una razionalizzazione dell’istituto:

Le tipologie di interpello

Dopo una premessa sul diritto di interpello nello statuto dei diritti del contribuente ora inteso, a seguito delle significative modifiche alla disciplina contenuta nell’art. 11, quale strumento generalizzato di dialogo, attivabile in relazione a qualsiasi disposizione di legge che si presenti obiettivamente incerta nella sua applicazione alla fattispecie concreta e personale, la circolare enuclea le varie tipologie che entrano sotto l’ombrello dello statuto e, dunque, a disposizione del contribuente per interpellare l’amministrazione finanziaria al fine di ottenere un parere.

Si va dall’interpello ordinario “puro”, in linea di assoluta continuità con le previgenti disposizioni, relativo all’applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione delle stesse, a quello qualificatorio, relativo alla corretta qualificazione di fattispecie alla luce delle disposizioni tributarie applicabili alle medesime, ove ricorrano condizioni di obiettiva incertezza, sino all’interpello probatorio, relativo alla sussistenza delle condizioni e alla valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla legge per l’adozione di specifici regimi fiscali nei casi espressamente previsti.

Vengono tracciati i confini del c.d. “interpello antiabuso” (inerente alla disciplina sull’abuso del diritto ad una specifica fattispecie) e l’ambito di quello disapplicativo, attraverso il quale il contribuente interpella l’amministrazione finanziaria sulla sussistenza delle condizioni per la disapplicazione di norme tributarie che “allo scopo di contrastare comportamenti elusivi – si legge nel testo –  limitano deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, o altre posizioni soggettive del soggetto passivo altrimenti ammesse dall’ordinamento tributario, fornendo la dimostrazione che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non possono verificarsi”.

Le nuove regole comuni

La ricomprensione di tutte le tipologie di istanze nell’art. 11 dello Statuto del contribuente ha consentito di realizzare una omogeneizzazione della disciplina applicabile con riferimento a tutto il procedimento di lavorazione degli interpelli, dalla presentazione dell’istanza alla comunicazione della risposta ai contribuenti e ai suoi effetti.

La circolare delle Entrate provvede, quindi, ad enucleare tutte le nuove regole comuni partendo proprio dalla presentazione delle istanze e individuando i soggetti legittimati nei “contribuenti anche non residenti nonché coloro che in base alla legge sono obbligati a porre in essere gli adempimenti tributari per conto dei contribuenti e coloro che rivestono il ruolo di sostituti e responsabili d’imposta”.

Un apposito paragrafo della guida è dedicato alla competenza degli uffici attribuita, indipendentemente dalla tipologia di istanza presentata e allo scopo di realizzare un indiscutibile vantaggio in termini di economia procedimentale per i contribuenti, alle direzioni regionali, fatte salve le ipotesi espressamente attribuite a quelle centrali.

Il provvedimento definisce, quindi, nei dettagli le modalità di presentazione delle istanze, razionalizzando gli strumenti attualmente a disposizione dei contribuenti (dalla consegna a mano alla raccomandata, all’invio telematico), e il loro contenuto, sottolineando i requisiti intrinseci ed estrinseci e gli elementi necessari.

Le maggiori novità

Dall’istruttoria alla lavorazione delle domande, la guida passa in rassegna le principali novità apportate dal decreto alla disciplina dell’interpello.

La prima significativa novità del procedimento di istruttoria vede, rispetto al passato, la regolamentazione di una fase nuova: quella della regolarizzazione introdotta nell’ottica di generale favor verso l’istituto.

Altra novità dell’istruttoria riguarda la richiesta di documentazione integrativa che rispetto alla disciplina previgente, viene estesa a tutte le tipologie di interpello, con conseguente sospensione dei termini della risposta da parte dell’amministrazione, la quale comunque dovrà adempiere entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione. Il termine, peraltro, a differenza di quanto previsto per quelli “ordinari” di lavorazione delle istanze, differenziati in base alla tipologia di interpello presentato, è unico e vale per qualsiasi tipologia.

Sempre in ordine ai tempi, significativa novità della nuova disciplina, in attuazione dell’esigenza di ridurre la tempistica di lavorazione delle istanze, è il carattere “perentorio” dei termini a disposizione dell’amministrazione per il rilascio del parere al contribuente. Parere che dovrà essere emanato: entro 90 giorni dalla ricezione dell’istanza da parte dell’ufficio competente per gli interpelli ordinari, sia “puri” che “qualificatori”, ed entro 120 giorni per tutte le altre tipologie di istanze.

Viene, inoltre, confermata la regola del silenzio assenso, già prevista nella precedente formulazione dell’art. 11 dello Statuto, nella parte in cui il nuovo comma 3 della citata disposizione recita che “quando la risposta non è comunicata al contribuente entro il termine previsto, il silenzio equivale a condivisione, da parte dell’amministrazione, della soluzione prospettata dal contribuente”. Tale previsione, dalla portata significativamente innovativa, estende ad ogni tipologia di interpello un effetto che prima caratterizzava solo le istanze ordinarie.

Ulteriori significative novità sulle quali la guida concentra la propria attenzione riguardano:

– la nuova disciplina relativa alle ipotesi di inammissibilità per le quali il legislatore ha ipotizzato, “in omaggio alle esigenze di tutela del contribuente e di maggiore certezza del diritto, il carattere della tassatività”;

– la possibilità di rettifica della risposta resa dall’amministrazione a seguito di un cambio di orientamento rispetto alla precedente fornita sia espressamente sia per effetto del silenzio;

– la regolamentazione della rinuncia espressa all’interpello da parte dei contribuenti;

– la codificazione delle ipotesi in cui l’amministrazione dà pubblicità, alle risposte fornite in sede di interpello;

– l’obbligo di segnalazione quale “contropartita” a seguito dell’eliminazione delle diverse forme di interpello obbligatorio;

– infine, un trattamento sanzionatorio amministrativo specifico per determinate fattispecie (tra cui, l’obbligo di presentazione dell’istanza, l’obbligo della segnalazione, ecc.).

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