Niente anatocismo nel piano di ammortamento alla francese

A cura dell’Avv. Valeria Zeppilli

Ormai daanatocismo diversi anni giurisprudenza e interpreti conducono un intenso dibattito avente ad oggetto il piano di ammortamento alla francese. La domanda sulla quale ci si arrovella senza riuscire ad assestarsi su una posizione unanime è la seguente: tale forma di ammortamento genera anatocismo?

Prima di analizzare la questione è opportuno chiarire in cosa consista il piano di ammortamento alla francese.

Il piano di ammortamento alla francese

Il piano di ammortamento alla francese è caratterizzato dal fatto che le rate da corrispondere come corrispettivo di un finanziamento o di un qualsiasi prestito richiesto sono costanti e gli interessi vanno calcolati avendo come punto di riferimento il capitale residuo.

In particolare, la rata costante è data dalla somma di quota di interessi e quota capitale e la quota di interessi è data dal prodotto tra il capitale residuo del periodo precedente e il tasso di interesse rapportato al periodo.

È chiaro che una volta che sia stata calcolata la quota interessi per la prima rata, sarà possibile calcolare anche la quota capitale e, per differenza, il nuovo capitale residuo.

Infatti, la quota capitale è data dalla differenza tra la rata e la quota interessi mentre il capitale residuo è dato dalla differenza tra il capitale residuo del periodo precedente e la quota capitale.

Si tratta di operazioni che, nella costruzione del piano, devono essere fatte in relazione all’intero periodo di ammortamento e che permettono a chi contrae il prestito di conoscere sin da subito l’importo delle rate, costante nel tempo.

Riassumendo: la peculiarità del metodo francese consiste nel fatto che le rate sono tutte uguali e sono composte da una quota interessi inizialmente molto alta e decrescente nel tempo e da una quota capitale inizialmente molto bassa ma che aumenta progressivamente

Critiche al piano

Come detto, su tale modalità di ammortamento si sono accesi diversi dibattiti, tutti concentrati sulla conformità o meno di esso rispetto all’articolo 1283 del codice civile, che regolamenta l’anatocismo.

Per alcuni commentatori e interpreti, infatti, il piano di ammortamento alla francese comporterebbe una capitalizzazione degli interessi illecita e in contrasto con la predetta norma. Ciò in quanto esso creerebbe un meccanismo in base al quale gli interessi non vengono calcolati solo sul capitale ma anche su altri interessi che siano nel frattempo maturati.

Si tratta tuttavia di un orientamento che, oltre ad essere ad oggi minoritario, non può ritenersi condivisibile.

Vediamo perché.

L’assenza di anatocismo nel piano di ammortamento alla francese

La struttura matematica e finanziaria del piano di ammortamento alla francese è inidonea di per sé a generare anatocismo.

Basti pensare che, come visto, gli interessi sono sempre calcolati sul capitale residuo da restituire a chi ha concesso il prestito e che è proprio dal calcolo degli interessi che viene determinata per differenza la quota capitale della rata.

Di conseguenza, l’interesse rimane completamente distinto dal capitale: una volta che esso sia stato corrisposto, il capitale resta “salvo” da qualsiasi accumulo anatocistico.

In altri termini, quando una rata scade, gli interessi maturati non vengono capitalizzati.

Dato, quindi, che non esiste un interesse che può essere considerato scaduto, difetta il presupposto stesso dell’anatocismo.

La giurisprudenza in materia

Tale posizione, come accennato, trova conforto anche nella giurisprudenza maggioritaria.

Basta volgere lo sguardo indietro anche di pochissimo tempo per trovare una pronuncia in cui l’anatocismo dei piani di ammortamento alla francese è escluso in maniera decisa.

Ci si riferisce, in particolare, alla sentenza del Tribunale di Padova numero 92/2016.

In essa il giudice veneto, nel sancire che nel rapporto in cui è stato previsto un simile piano di ammortamento non viene a prodursi alcun effetto anatocistico, ha precisato che non deve confondersi il fatto che il metodo di calcolo sia quello dell’interesse composito nel senso che la rata è data dalla somma tra quota di interessi e quota capitale con il fatto che il calcolo è composto nel senso che gli interessi si calcolano sugli interessi.

Ma le pronunce rilevanti in tal senso non si fermano qui.

Si pensi, ad esempio, alla sentenza del Tribunale di Milano numero 8755 del 16 luglio 2015.

In essa si è affermato che la “legge di sconto composto” sulla quale si fonda il piano di ammortamento alla francese non incide in alcun modo sul conteggio degli interessi.

Tale legge, infatti, permette solo di individuare la quota capitale che compone ciascuna delle rate, mentre gli interessi vengono conteggiati, secondo le regole dell’interesse semplice, sul solo capitale che residua dopo il pagamento delle rate precedenti.

Il fatto che il metodo di calcolo in analisi rende l’ammontare degli interessi leggermente maggiore rispetto al piano di ammortamento all’italiana trova la sua ragion d’essere nel fatto che le rate comprendono sin da subito una quota di capitale maggiore. Ciò non genera in alcun modo anatocismo.

Ancor più chiaro è stato il Tribunale di Siena, in una sentenza del 17 luglio 2014.

In particolare, dopo aver ricordato che nel metodo di ammortamento alla francese gli interessi vengono calcolati solo sulla quota capitale ed esclusivamente per il periodo corrispondente a quello di ogni rata, il giudice toscano ha chiarito che ciò vuol dire che con ciascuna rata vengono liquidati e pagati esclusivamente gli interessi dovuti per il periodo cui la stessa si riferisce, nella loro integrità, senza che ciò comporti la loro capitalizzazione.

Infatti, gli interessi conglobati nella rata successiva sono calcolati avendo come riferimento il capitale residuo e il periodo successivo al pagamento della rata immediatamente precedente.

Di conseguenza il pagamento di ciascuna rata azzera tutti gli interessi maturati sino a quel momento.

Merita da ultimo di essere citata un’altra interessantissima sentenza: la numero 758 emessa dal Tribunale di Verona in data 24 marzo 2015.

Il giudice in tale occasione è infatti addirittura arrivato ad affermare che deve considerarsi temeraria ai sensi dell’articolo 96 c.p.c. la domanda con la quale si chiede di dichiarare illecito un mutuo solo sul presupposto che il piano di ammortamento alla francese sviluppato con riferimento al rapporto comporterebbe un automatico effetto anatocistico: si tratta infatti di un’azione proposta con mala fede o colpa grave.

Conclusioni

In conclusione, nonostante non manchi chi veda nell’algoritmo alla base del piano di ammortamento alla francese uno strumento idoneo a generare anatocismo, tale posizione non può ritenersi condivisibile.

Come visto, infatti, diverse sono le ragioni a sostegno della liceità di tale metodo, che rendono del tutto priva di fondamento giuridico la sua riconducibilità al fenomeno anatocistico.

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