Cnf: la conferma del Consiglio di Stato alla multa milionaria e le reazioni dell’avvocatura

A cura della Dott.ssa Marina Crisafi

La convalida della decisione dell’Antitrust sulla condotta restrittiva della concorrenza scatena la dura risposta degli avvocati. In allegato il testo della sentenza 

Scales of justice and gavel on desk with dark background that allows for copyspace.

 

La limitazione dell’utilizzo dei canali di diffusione delle informazioni, come la piattaforma “Amica Card”, e la reintroduzione dei vincoli dei minimi tariffari rappresentano condotte finalizzate a restringere l’autonomia degli avvocati e risultano chiaramente “anticoncorrenziali”. E’ questo in sintesi quanto affermato dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1164/2016 depositata il 22 marzo scorso, mettendo la parola fine sulla vicenda della multa al Consiglio Nazionale Forense e confermando la sanzione di quasi un milione di euro inflitta dall’Antitrust per intesa restrittiva della concorrenza.

 La vicenda

Il caso risale all’ottobre del 2014 quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) inflisse, con provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014 al Consiglio Nazionale Forense una sanzione di 912.536,40 euro per aver dato vita ad una intesa restrittiva della concorrenza, adottando due decisioni limitatrici dell’autonomia dei professionisti rispetto alla determinazione del proprio comportamento economico sul mercato, in violazione dell’art. 101 TFUE. Le due decisioni “incriminate” erano il parere n. 48/2012, volto a limitare l’utilizzo della piattaforma “Amica Card”, e la circolare n. 22-C/2006 reintroduttiva della vincolatività dei minimi tariffari.

Il provvedimento dell’Agcm veniva impugnato dal Cnf di fronte al Tar del Lazio, il quale nel luglio del 2015 (cfr., sentenza n. 8778/2015) annullava la sanzione nella parte in cui qualificava come illecita l’adozione della circolare n. 22-C/2006, con conseguente obbligo dell’Authority di rideterminare la sanzione.

La sentenza del giudice amministrativo veniva impugnata dinanzi al supremo consesso sia da parte dell’Agcm che da parte del Cnf.

Da quest’ultimo però senza successo, perché il Consiglio di Stato con la sentenza in commento ha respinto il ricorso dell’avvocatura e accolto quello dell’Antitrust ripristinando di fatto la multa milionaria.

La decisione

Una delle principali motivazioni del ricorso presentato dal Cnf riguardava la natura stessa dell’organo, giacché trattandosi di un ente pubblico non economico non potrebbe essere qualificato come “associazione di imprese”, per cui l’Agcm avrebbe dovuto agire nel rispetto delle procedure previste dall’art. 21-bis della l. n. 287/1990 (Norme per la tutela della concorrenza e del mercato).

Ma le tesi del Cnf non fanno breccia presso i giudici di palazzo Spada.

Il collegio infatti – preliminarmente sottolineando come sia dirimente definire la natura del Consiglio, dato che l’art. 101 TFUE trova applicazione sia nel caso in cui si abbia a che fare con un’impresa o un’associazione di imprese che assume una decisione, mentre la l. n. 287/1990 (art. 21-bis) presuppone la
sussistenza di un’amministrazione pubblica che adotti un atto – ha ricordato che la giurisprudenza amministrativa (cfr., tra le altre Cons. St., n. 2660/2015) ha ormai abbracciato una nozione “funzionale e cangiante” di ente pubblico, in conformità al diritto comunitario, secondo la quale uno stesso soggetto può avere “la natura di ente pubblico a certi fini e rispetto a certi istituti, e possa, invece, non averla ad altri fini, conservando rispetto ad altri istituti regimi normativi di natura privatistica”.

Inoltre, dall’ordinamento della professione forense (cfr. r.d.l. n. 1578/1933 e oggi la l. n. 247/2012) si ricava che il Cnf, a seconda degli ambiti in cui interviene, può svolgere tanto attività amministrativa quanto giurisdizionale e di impresa.

Nel caso di specie, gli atti adottati, per il loro contenuto idoneo ad incidere sul comportamento economico dell’attività professionale svolta dagli avvocati, vanno qualificati come “decisioni” di imprese. E ciò vale a qualificare il Cnf non come ente pubblico ma come “associazione di imprese”. Per cui, l’Agcm ha correttamente applicato l’art. 101 TFUE.

Ma non solo.

Il giudice amministrativo ha preso posizione anche sulla piattaforma “Amica Card”, precisando, in contrasto con quanto asserito dal Cnf, che per quanto la stessa si discosti “in alcune sue componenti, dai modelli tradizionali”, non risulta “incompatibile con la deontologia e con il decoro della professione”.

La piattaforma, infatti, mette a disposizione dell’avvocato, in cambio di un corrispettivo, uno spazio online dove presentare la propria attività professionale e offrire sconti ai clienti che decidono di avvalersi dei suoi servizi. Ragion per cui presenta i caratteri di un’attività lecita, “espressione dei principi di libera concorrenza”.

Da qui il rigetto del ricorso e l’accoglimento di quello promosso dall’Antitrust, avverso la sentenza del Tar Lazio. Il giudice di prime cure, infatti, avrebbe erroneamente escluso l’intesa anticoncorrenziale perpetrata dal Cnf nel ripubblicare la circolare n. 22-C/2006, giacché la circolare in questione ha un “chiaro contenuto anticoncorrenziale”.

In sostanza, tale decisione porta al ripristino, di fatto, della multa originaria inflitta al Cnf, che, per di più va a sommarsi alla sanzione, di identico importo, disposta di recente dall’Agcm (con provvedimento n. 25868/2016) proprio per non aver posto fine alle condotte limitative della concorrenza già sanzionate nel 2014.

Ovviamente, la decisione del Consiglio di Stato, non poteva non suscitare l’immediata reazione dell’avvocatura.

Le reazioni dell’avvocatura

Con due distinti comunicati stampa pubblicati sui rispettivi siti istituzionali il 24 marzo scorso, sia l’Associazione Nazionale Forense (Anf) che l’Associazione Italiana Giovani Avvocati (Aiga) si sono subito espresse sulla “gravità” della condanna al Consiglio Nazionale Forense.

Una condanna “fonte di grande preoccupazione per l’intera avvocatura – ha commentato a caldo il segretario generale dell’Anf, Luigi Pansini – soprattutto in un momento in cui al Cnf sono viceversa richieste massima autorevolezza, capacità di ascolto e di seria interlocuzione e nessuna ritrosia o timore rispetto alle novità che i cambiamenti della società impongono anche agli avvocati e alle modalità di esercizio della professione”.

Un colpo durissimo, in sostanza, quello inferto dall’Antitrust che non fa altro che evidenziare – ha chiosato Pansini – “una miope posizione conservatrice volta a limitare l’autonomia degli avvocati rispetto alla determinazione del proprio comportamento economico sul mercato e nello svolgimento della professione” e che aumenta la distanza tra i professionisti e il loro organismo di rappresentanza, rendendo auspicabile una riforma per legge del Cnf.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Aiga che tramite il suo presidente Michele Vaira ha sottolineato il “grave pregiudizio economico” determinato dalla sentenza del Consiglio di Stato e la necessità di “un cambiamento di rotta con rideterminazione dei criteri elettivi” del Cnf, affinchè i provvedimenti espressione di interpretazioni e valutazioni “politiche” vadano assunti “da un organismo che sia realmente e fortemente espressione della base dell’avvocatura”.

A rialimentare il dibattito sulla multa salata al Cnf ci ha pensato il 30 marzo scorso anche l’Associazione Nazionale Avvocati Italiani (Anai) che nel comunicato stampa a firma del presidente Maurizio De Tilla, ha sollevato forti perplessità sull’importo milionario di una sanzione “senza precedenti” che, inevitabilmente, porterà il Cnf a provvedere attraverso l’utilizzo dei contributi versati dai professionisti.

De Tilla, inoltre, ha spezzato una lancia “a favore” della natura di ente pubblico del Cnf che come tale dovrebbe essere sottratto al controllo dell’antitrust, auspicando sulla questione l’intervento della giustizia italiana oltre che quello della Corte dei diritti dell’uomo.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...