Avvocati: il nuovo ruolo delle pubblicazioni nella formazione continua

A cura dell’Avv. Valeria Zeppilli

Con la newsl15220825_setter istituzionale numero 293 del 15 marzo 2016, il Consiglio Nazionale Forense ha diffuso un’ottima notizia per tutti gli avvocati che amano la “penna”: le pubblicazioni avranno un nuovo, più rilevante, valore ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di formazione continua.

L’idea è quella di una sempre maggiore semplificazione e dell’adeguamento dell’astratto meccanismo di valutazione della formazione alla realtà concreta, rendendolo effettivamente specchio di un aggiornamento reale e proficuo.

In particolare, ad essere stato modificato con la delibera immediatamente esecutiva adottata dal CNF nella seduta amministrativa del 19 febbraio scorso è l’articolo 20 del regolamento numero 6/2014, ovverosia del testo di riferimento per la formazione continua degli avvocati approvato dal Consiglio Nazionale Forense in forza di quanto stabilito con la riforma forense di fine 2012.

Pubblicazioni, saggi, libri e monografie

Prima dell’intervento del mese scorso, ufficializzato dal CNF con la newsletter del 15 marzo 2016, la norma di cui al predetto articolo 20 prevedeva che per le pubblicazioni e i saggi in materie giuridiche su riviste specializzate a diffusione o di rilevanza nazionale erano dati da uno a tre crediti formativi per ciascuno scritto. I libri e le monografie, invece, davano diritto a ricevere da uno a cinque crediti formativi ciascuno. In ogni caso, dalle pubblicazioni gli avvocati non potevano ricavare ogni anno più di 12 crediti formativi.

Oggi, a seguito dell’ultima delibera, le cose sono cambiate radicalmente.

La nuova formulazione della lettera b) del comma 3 dell’articolo 20 si limita infatti a prevedere che per le pubblicazioni e per i saggi in materie giuridiche su riviste specializzate a diffusione nazionale, così come per i libri e per le monografie, i crediti formativi riconosciuti possono essere, ogni anno, al massimo 12.

Sembra una modifica di poco conto, ma così non è.

In sostanza resta solo il tetto massimo di crediti annuali ricavabili con l’attività di scrittura, mentre Continua a leggere

Annunci

Mutui – Penale per estinzione anticipata. C’è usura?

compensi-avvocatiIl tema dell’usura nei rapporti bancari è sempre di scottante attualità. In particolare nei mutui e nei finanziamenti si continua a discutere sulla inclusione nel TAEG di tutti quei costi che non sono mai applicati quando il mutuo ha uno sviluppo fisiologico. Tra questi, oltre alla mora vi è anche la “penale per estinzione anticipata”. La più recente giurisprudenza si sta orientando, sempre di più sulla inclusione nel TAEG anche di questa voce di costo che, seppure potenziale, rientra comunque sempre nei costi “collegati con l’erogazione del credito”. Tra le sentenze concordi con questa tesi citiamo: Tribunale Pescara 28.11.2014, Tribunale collegiale di Bari, ordinanza del 01.12.2014, tribunale-bari-19-10-2015 pdf, Tribunale di Bari, ord. del 27.11.2015 che in particolare ha espressamente sancito che anche il costo (espresso in TAEG) promesso in pagamento dal mutuatario per l’esercizio del diritto potestativo di estinguere anticipatamente il mutuo rileva ai fini della normativa antiusura e determina, in caso di superamento del tasso soglia, la gratuità del finanziamento ai sensi dell’art. 1815, 2° comma, c.c(1).

Tanto acclarato occorre verificare come deve essere determinato il “peso” di questa voce di costo nel TAEG; quanto costa effettivamente la penale per estinzione anticipata e come si può determinare il TAEG senza fermarsi alle apparenze.

Nella maggior parte dei mutui se si verifica la reale incidenza percentuale della penale per estinzione anticipata, il mutuo risulterà usurario.

Al momento della sottoscrizione di un mutuo, il contratto che la banca impone al cliente contiene quasi sempre una clausola Continua a leggere