Sono usurari gli interessi che superano il tasso soglia al momento della pattuizione

A cura dell’Avv. Valeria Zeppilli

calcolo-anatocismo (1)(Commento a Cass. 19/01/2016 n. 801)

 

 

 

La nozione di interessi usurari, nel nostro ordinamento, trova la sua principale fonte nell’articolo 1815 del codice civile, il quale stabilisce (con particolare riferimento al contratto di mutuo) la nullità della clausola con la quale sono pattuiti simili interessi e la loro conseguente non esigibilità.

Sulla caratterizzazione, in concreto, di determinati interessi come usurari, un ruolo interpretativo fondamentale è ricoperto dalla giurisprudenza, specie da quella di legittimità, che in numerose pronunce ha tentato di fare chiarezza in argomento, confrontandosi con un’ampia casistica. Proprio di un paio di mesi fa è un’interessantissima pronuncia in argomento, resa dalla prima sezione civile della Corte di cassazione: la numero 801 depositata il 19 gennaio 2016. Con essa i giudici hanno infatti precisato che devono intendersi come usurari gli interessi che superano il tasso soglia al momento della loro pattuizione, osservando inoltre che i criteri che la legge n. 108 del 1996 ha fissato per la determinazione del carattere usurario degli interessi non si applicano alle pattuizioni di questi ultimi che siano state effettuate anteriormente all’entrata in vigore di tale legge. E ciò sia se esse se siano contenute in mutui a tasso fisso, sia se siano contenute in mutui a tasso variabile, dato che la norma di interpretazione autentica di cui al comma 1 dell’articolo 1 del decreto legge numero 394 del 2000 (convertito, con modificazioni, dalla legge numero 24 del 2001) non reca una simile distinzione.

La norma interpretativa

Nella lunga e articolata motivazione della sentenza in commento, la Corte di cassazione ha ritenuto imprescindibile soffermarsi in maniera approfondita proprio sui primi due commi dell’articolo 1 del decreto legge numero 394/2000.

Tale norma, innanzitutto, stabilisce che ai fini dell’applicazione degli articoli 644 del codice penale e 1815 del codice civile gli interessi che devono intendersi usurari sono quelli che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o convenuti a qualunque titolo, senza che rilevi quale sia il momento in cui gli stessi vengono pagati.

Il secondo comma prosegue rilevando che il tasso degli interessi che è pattuito nei finanziamenti non agevolati e stipulati nella forma di mutui a tasso fisso rientranti nella categoria definita, ai sensi della legge numero 108/1996, con D.M. Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, è sostituito dal tasso indicato dal comma tre del medesimo articolo 1. Ciò in ragione dell’eccezionale caduta dei tassi di interesse che si è verificata nel biennio 1998/1999 sia in Europa che in Italia.

Il comma due prosegue poi precisando che per determinati mutui o quote di mutuo il tasso di sostituzione è altresì ridotto al 8%. Si tratta, in particolare, di quei contratti il cui importo originario non supera i 150 milioni di lire o l’equivalente importo in valuta al cambio vigente al momento della stipula e che sono stati sottoscritti per l’acquisto o la costruzione di abitazioni non rientranti nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, per i quali spettano le detrazioni di cui al testo unico delle imposte sui redditi.

Dopo aver analizzato il contenuto dei primi due commi dell’articolo 1 del decreto legge numero 394/2000, la Corte di cassazione ha quindi precisato che la norma di interpretazione autentica è contenuta solo nel primo comma, nel quale non viene fatta alcuna distinzione tra tassi fissi e tassi variabili, distinzione riscontrabile, semmai, esclusivamente nel comma due, recante tuttavia una norma di carattere dispositivo e non interpretativo.

E così, proprio in forza di tale norma interpretativa e del fatto che la stessa attribuisce rilevanza, ai fini della qualificazione usuraria dei tassi al momento in cui gli stessi sono pattuiti e non a quello in cui gli stessi sono pagati, non è possibile applicare il meccanismo dei tassi soglia alle pattuizioni di interessi che sono state stipulate antecedentemente rispetto all’entrata in vigore della legge numero 108/1996. Anche se esse si riferiscono a rapporti che perdurano dopo tale data.

L’equiparazione tra mutui a tasso fisso e mutui a tasso variabile

Al di là della precisazione in base alla quale per la valutazione dell’usurarietà degli interessi occorre guardare al momento in cui gli stessi sono stati pattuiti e non a quello in cui gli stessi siano corrisposti, particolarmente interessante è la precisazione, fatta dalla Corte, che tale principio si applica sia ai mutui a tasso fisso che ai mutui a tasso variabile.

I giudici in particolare riconducono tale conclusione, come visto, al fatto che nella norma di interpretazione autentica, che è solo quella di cui al primo comma, non si distingue in alcun modo tra tassi fissi e tassi variabili.

Ma le argomentazioni non finiscono qui.

La Cassazione, infatti, ha proseguito chiarendo che nessun rilievo decisivo in senso contrario può essere dato al fatto che la relazione governativa di accompagnamento, nell’illustrare la norma di interpretazione autentica, si riferisca ai soli mutui a tasso fisso.

Così facendo, infatti, la relazione ha un intento meramente esemplificativo, indirizzato verso lo scopo di giustificare il dissenso rispetto all’interpretazione che della medesima legge numero 108/1996 aveva dato la Cassazione con la sentenza numero 14899/2000, la quale si riferiva espressamente ai tassi fissi (statuendo che “in tema di contratto di mutuo, la pattuizione di interessi moratori a tasso divenuto usurario a seguito della legge n. 108 del 1996 è illegittima anche se convenuta in epoca antecedente all’entrata in vigore di detta legge e comporta la sostituzione di un tasso diverso da quello divenuto ormai usurario, limitatamente alla parte di rapporto a quella data non ancora esaurito”).

Insomma, per i giudici di legittimità non importa che storicamente il problema del superamento del tasso soglia in corso di rapporto si sia posto soprattutto in relazione ai tassi determinati convenzionalmente in misura fissa, posto il fatto che la loro rigidità non permette l’assorbimento di eventuali conseguenze del calo dei tassi di riferimento utilizzati per determinare il tasso soglia.

Tale circostanza infatti, pur vera, non toglie che il problema, astrattamente, possa porsi anche in relazione ai tassi che sono determinati in misura variabile.

Del resto, come ricordato dai giudici, in tal senso la Cassazione si era già espressa, seppur implicitamente, con la sentenza n. 22204 del 2013.

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