L’uomo e il progresso, un inevitabile effetto boomerang

A cura della Dott.ssa Raffaella Striani

eLearning-ProfessionalsDa anni ormai si parla di inquinamento del suolo e delle falde, di rischio tossicologico in ambienti confinati, di cattiva gestione e depurazione delle acque reflue, il rischio della contaminazione ambientale è una questione di vecchia data, ma, purtroppo, ancora di grande attualità. Certo è che l’aggravante comune ha un solo nome: uomo. Purtroppo, è ormai una certezza che a causa delle attività antropiche sempre più perseveranti, la presenza di sostanze tossiche nell’ambiente diventa sempre più critica e ciò che dà maggiore preoccupazione è la difficoltà ad eliminare, o quantomeno ridurre, il loro impatto ambientale. La decontaminazione, infatti, rimane una questione ancora aperta e di difficile risoluzione. Diverse possono essere le cause di una concentrazione “straordinaria” di contaminanti in un determinato contesto ambientale, dove in condizioni naturali ovvero “ordinarie”, sarebbe impossibile raggiungere livelli di concentrazione tanto alti, ed esse sono esclusivamente legate alla presenza dell’uomo: dai processi produttivi alle attività agricole, dalle attività di trasporto e l’emissione di polveri sottili nell’aria allo scarico doloso di sostanze chimiche, così come lo stoccaggio di rifiuti in discarica o un cattivo smaltimento delle acque reflue. E’ chiaro quanto ognuno di queste “azioni” di inquinamento abbia un peso tale da stravolgere l’equilibrio chimico-fisico e biologico dell’ ecosistema rischiando di trascinare ogni specie che vi abita in un vortice di contaminazione da cui diventa sempre più difficile uscire. E’ così che, quella che nell’immaginario collettivo sembra essere una questione a lungo termine, lontana dal presente, diventa, invece, un problema concreto, reale, con cui ci si scontra ogni giorno. Basti solo pensare a chi per lavoro si trova a dover sostare giornalmente per ore in un ambiente contaminato esponendosi direttamente a sostanze tossiche. Esistono delle forme di tutela per tali figure, come i valori limite di soglia, per citarne alcuni: TLV – Threshold Limit Value; PEL – Permissible Exposure Limit; REL – Recommended Exposure Limit, ecc., che indicano il limite di esposizione professionale a sostanze tossiche ovvero la concentrazione ambientale media aerodispersa di una data sostanza al di sotto della quale non si hanno effetti negativi per la salute umana, e che si riferiscono a tutte le sostanze pericolose conosciute, poiché sottoposti a studi epidemiologici in costante aggiornamento su
scala mondiale. Tuttavia, è fondamentale tener presente che tali valori non sono da considerare come assoluti, poiché l’uomo risponde a una medesima concentrazione di bioaerosol in modo assai diverso a seconda della sensibilità individuale, pertanto, tali limiti di esposizione da soli non bastano a tutelare la salute umana. Molto attiva già da alcuni anni è la ricerca scientifica con lo scopo di trovare modalità di intervento efficaci a limitare i danni dovuti all’inquinamento. E’ il caso di un test in-situ di microiniezione di ossigeno puro in falda svolto presso lo stabilimento di un’azienda farmaceutica del Nord Italia. Il fine è stato quello di valutare la fattibilità di risanamento mediante biostimolazione con O2 puro e altri gas inerti delle acque di falda intaccate, nel caso specifico, da idrocarburi petroliferi e composti aromatici. Il test di bioremediation con ossigeno puro ha dato dimostrazione di come l’immissione del gas all’interno delle acque di falda abbia stimolato la biomassa autoctona promuovendo la rimozione biologica degli inquinanti con una resa prossima al 100% e con un raggio di influenza della tecnologia pari a circa 25-30 metri in direzione del flusso di falda e di circa 4-5 metri in direzione trasversale in condizioni di equilibrio. Un’ altra problematica ancora molto accesa riguarda la depurazione delle acque reflue. La maggior parte delle attività svolte soprattutto in ambito urbano richiede l’utilizzo di grandi quantità di acqua e, di conseguenza, la produzione di reflui è inevitabile. Ciò che è fondamentale fare è restituire tali acque all’ambiente opportunamente depurate. A tal proposito, negli ultimi mesi, si sta facendo strada l’opportunità di ricorrere alla metodologia LCA, Life Cycle Assessement, come strumento di analisi in grado di orientare verso scelte ponderate per una gestione dei reflui attenta a garantire la sostenibilità dei processi depurativi ed il continuo aggiornamento dei sistemi di trattamento, valutando di volta in volta la strategia più idonea. Uno studio LCA considera l’intero ciclo di vita di un prodotto, “dalla culla alla tomba”, pertanto, permette di avere una visione complessiva dell’uso di quel prodotto in tutto il suo ciclo di vita evitando il c.d. problem shifting ovvero di cadere nell’ errore di trasferire un impatto da una fase all’ altra del suo ciclo di vita. L’applicazione della metodologia LCA al settore delle acque reflue è un settore di ricerca relativamente nuovo, i primi studi risalgono a circa quindici anni fa, ma in questo periodo di tempo si sono raggiunti validi e promettenti risultati, che stanno spingendo verso nuovi studi e nuove soluzioni. Anche sul piano politico qualche passo in avanti è stato fatto. La recentissima approvazione del disegno di legge del c.d. Collegato Ambientale, avvenuta il 28 Dicembre 2015 e pubblicata il 18 Gennaio 2016 sulla G.U., ne è la dimostrazione. La Legge n.221/28 Dicembre 2015, reca disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali. Con il Collegato Ambientale, quindi, si disciplinano varie materie inerenti alla normativa ambientale in termini di valutazione di impatto, gestione dei rifiuti, prevenzione del dissesto idrogeologico, mobilità sostenibile, riuso dei materiali, ma rispetto alle già esistenti direttive, vi è un elemento del tutto innovativo: incentivi remunerativi dedicati a coloro che rispettano tali misure, siano essi semplici consumatori, produttori o addirittura istituzioni. Si tratta dell’introduzione del PSEA, Pagamento dei Servizi Ecosistemici e Ambientali, una disposizione contenuta nell’art. 70 comma 1, secondo cui : “Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più decreti legislativi per l’introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA)”. Una forma legale, pertanto, che incoraggia l’implementazione di determinate politiche ambientali a favore della tutela del suolo e delle acque. Sicuramente è un importante segnale di attenzione da parte del mondo politico, ma, se si vuole veramente cambiare lo stato attuale, è sufficiente partire dal piccolo con l’impegno individuale verso uno stile di vita rispettoso dell’ambiente. E si sa che per fare strada è necessario muoversi insieme, incentivati, se possibile, solo dal buon senso etico, sociale e civico, che ognuno di noi non dovrebbe dimenticare di avere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...