Magistratura onoraria: tutti i punti della riforma

A cura della Dott.ssa Marina Crisafi

Ecco i punti principali del ddl sulla riforma della magistratura onoraria approvato dal Senato.

Un’unica figura di magistrato onorario clegalon maggiori competenze per materia e per valore; un innalzamento dei limiti entro i quali il giudice di pace può decidere secondo equità e un riordino complessivo dell’intera disciplina delle modalità di accesso e della liquidazione delle indennità. Sono questi i punti chiave del disegno di legge n. 1738 di riforma della magistratura onoraria che ha ricevuto il 10 marzo scorso il via libera dal Senato con 127 voti a favore, 46 contrari e 31 astenuti.

Il testo, che dà ampia delega al Governo ad operare un netto restyling della carriera dei nuovi “giudici onorari di pace” nel quadro di un complessivo riassetto del quadro della magistratura onoraria, traghetta ora alla Camera dei deputati per l’approvazione definitiva.

Ecco, in pillole, i punti principali della riforma:

Il nuovo giudice onorario di pace

Chiave di volta del disegno di legge delega è il superamento dell’attuale distinzione tra giudici onorari di tribunale e giudici di pace a favore di un’unica figura, inserita in un solo ufficio giudiziario: il giudice onorario di pace.

Figura che dovrà essere meglio definita nei decreti delegati  entro un anno dall’entrata in vigore della riforma, attraverso, anche, un riassetto delle piante organiche e delle dotazioni di personale che confluiranno tutte nell’ufficio del giudice di pace.

Civile, maggiori competenze per materia e per valore

Il ddl di riforma contempla una notevole estensione delle competenze dei magistrati onorari sia sul fronte civile che penale.

Con riferimento al versante civilistico, si assiste innanzitutto ad un allargamento della competenza per materia con:

  • l’attribuzione pressoché esclusiva delle cause e dei procedimenti di volontaria giurisdizione riguardanti il condominio;
  • l’assegnazione dei procedimenti di volontaria giurisdizione connotati da minore complessità (quanto ad attività istruttoria e decisoria) e di quelli in tema di successione e comunione;
  • l’assegnazione delle controversie sui diritti reali e di comunione connotate da minore complessità;
  • l’assegnazione dei procedimenti di espropriazione mobiliare presso il debitore e di espropriazione di cose del debitore che sono in possesso di terzi (sempre, però, sotto le direttive specifiche del giudice togato designato dal presidente del tribunale).

Quanto alla competenza per valore, invece, si assiste, rispettivamente, ad un innalzamento dai 5mila ai 30mila euro della competenza per le cause relative a beni mobili e dai 30mila ai 50mila euro per quelle concernenti il risarcimento dei danni da circolazione dei veicoli (o imbarcazioni).

Viene inoltre elevato, dagli attuali 1.100 euro a 2.500 euro, il limite di valore per le cause in cui il giudice di pace può decidere secondo equità.

Ampliamento delle competenze penali

Ad essere ampliate dal ddl di riforma sono anche le competenze penali dei magistrati onorari, a seguito dell’approvazione di un apposito emendamento da parte dell’aula rispetto al testo licenziato dalle commissioni.

In particolare, si prevede che i giudici di pace possano giudicare anche sui reati (consumati e tentati) di minacce e di furto, a querela di parte, salvo che sussistano altre circostanze aggravanti, nonché sul rifiuto a prestare le proprie generalità oltre ad una serie di infrazioni relative alla disciplina delle autorizzazioni dei fitofarmaci e delle sostanze additive agli alimenti.

Accesso e preclusioni

Il Governo è delegato anche a disciplinare i requisiti e le modalità di accesso alla magistratura onoraria sulla base dei criteri predefiniti dal testo del ddl, tra cui rilevano: – l’onorabilità”, anche con riferimento alle sanzioni disciplinari eventualmente riportate; – la “professionalità”; – l’età minima e massima (non inferiore a 27 anni e non superiore a 60); – la laurea in giurisprudenza con corso universitario di durata non inferiore a 4 anni.

Costituiranno invece titolo preferenziale alla nomina: – l’aver svolto funzioni giudiziarie a titolo onorario; – l’aver svolto la professione di avvocato o di notaio; – l’aver insegnato (o il continuare a insegnare) materie giuridiche presso le università.

Tra le preclusioni, invece, viene espressamente stabilito che non potranno essere nominati i soggetti che, pur in possesso dei requisiti: risultano collocati in quiescenza; i membri del Parlamento e i consiglieri regionali, provinciali, comunali; coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi in un partito politico o sindacato. Non potranno ricoprire la funzione di magistrati onorari neppure gli ecclesiastici, né tanto meno i difensori civici e gli avvocati.

Viene previsto, altresì, il divieto che i magistrati onorari legati tra loro da vincoli coniugali, di parentela (fino al secondo grado) o affinità (fino al primo grado) possano essere nominati presso lo stesso ufficio giudiziario.

Durata dell’incarico

Quanto alla durata dell’incarico, che ha rappresentato uno dei nodi gordiani del ddl, nel testo viene ribadita innanzitutto la natura “imprescindibilmente temporanea” dei magistrati onorari, con un tetto massimo di mandato per un periodo non superiore a quattro anni, rinnovabile soltanto per una volta (per un limite complessivo di 8 anni) in caso di “accertata idoneità a svolgere le funzioni” e sempre che non siano state riportate sanzioni disciplinari.

Ciò per quanto concerne le nuove nomine, mentre per i magistrati onorari già in servizio al momento dell’entrata in vigore della legge, il mandato potrà essere confermato per due quadrienni e alla scadenza dello stesso, l’aver svolto tali funzioni costituirà titolo di preferenza nei concorsi indetti dalla Pubblica Amministrazione.

In ogni caso, per “vecchi” e “nuovi” giudici l’incarico cesserà automaticamente al raggiungimento del 65simo anno di età.

Le indennità e la previdenza

Per quanto concerne, infine, le indennità dei magistrati onorari il ddl di riforma prevede una suddivisione in una parte fissa ed una variabile.

La prima sarà riconosciuta e corrisposta in ragione delle funzioni e dei compiti svolti in via prevalente, mentre la seconda (che non potrà essere inferiore al 15% e superiore al 50% della parte fissa) sarà legata al “raggiungimento degli obiettivi” predeterminati da un apposito provvedimento del presidente del tribunale e del procuratore della Repubblica e, in ogni caso, “tenendo conto della media di produttività dei magistrati dell’ufficio o della sezione”.

Quanto alla questione della previdenza dei magistrati onorari, il testo, infine, rinvia espressamente il compito ai decreti delegati di “individuare e regolare un regime previdenziale e assistenziale compatibile con la natura onoraria dell’incarico” senza che ciò comporti oneri per la finanza pubblica e, dunque, attraverso l’acquisizione delle risorse necessarie mediante misure incidenti sulla stessa indennità dei magistrati.

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