Processo civile, ecco la riforma

A cura della Dott.ssa Marina Crisafi

In allegato il testo del disegno di legge e gli emendamenti approvati dalla Commissione Giustizia della Camera.

avvocato-penalista-bologna-3Offerta di giustizia specializzata, accelerazione dei tempi del processo civile grazie alla semplificazione dei riti e alla sinteticità degli atti, più spazio agli avvocati in materia di lavoro, ma anche incentivi ai tribunali più virtuosi che riescono a smaltire le pendenze civili più arretrate e riordino delle norme sul processo civile telematico. Sono queste le linee direttrici lungo le quali si sviluppa la nuova, ennesima, riforma del processo civile che ha ricevuto nei giorni scorsi il primo sì da parte della Commissione Giustizia della Camera ed è stato inviato alle altre commissioni interessate per i relativi pareri.

A un anno esatto dal suo incardinamento, il disegno di legge contenente la delega al Governo per l’efficienza del processo civile, nel testo interamente riscritto dalla commissione, è pronto, quindi, ad approdare in aula per l’esame parlamentare.

Ecco, i punti salienti della riforma:

Il tribunale della famiglia e l’addio al tribunale per i minori

L’offerta di una giustizia maggiormente specializzata è uno dei punti cardine del ddl che mira sia ad ampliare le competenze dei tribunali delle imprese che ad istituire, al contempo, presso i tribunali ordinari e le corti d’appello delle sezioni circondariali e distrettuali specializzate per la persona, la famiglia e i minori.

Questo comporterà non solo la soppressione del tribunale per i minorenni e del relativo ufficio del pm con la riassegnazione (di diritto) dei magistrati e del personale alle costituende sezioni, ma anche un riordino delle competenze che oggi risultano suddivise tra le varie autorità e che verranno attribuite in via esclusiva alle sezioni stesse con la ratio di garantire una maggiore specializzazione (così, ad esempio, per i procedimenti oggi devoluti al tribunale ordinario, in materia di stato e capacità della persona, dei rapporti di famiglia e di filiazione; per i procedimenti, attualmente devoluti al tribunale per i minorenni dall’art. 38 delle disposizioni di attuazione del codice civile; o, ancora, per i procedimenti attualmente di competenza del giudice tutelare; ecc.).

Al medesimo fine, nel testo, viene sancita la necessità di una disciplina omogenea dei riti dei procedimenti attribuiti alle sezioni specializzate sulla base di “criteri di tendenziale uniformità, speditezza e semplificazione, con specifica attenzione alla tutela dei minori e alla garanzia del contraddittorio tra le parti, valorizzando i poteri conciliativi del giudice e il ricorso alla mediazione familiare”.

La valorizzazione della conciliazione

Altro importante tassello del disegno di legge delega è la “valorizzazione dell’istituto della proposta di conciliazione del giudice di cui agli artt. 185 e 185-bis c.p.c.”.

Al fine di incentivare tale istituto, si prevede, in particolare, che la mancata comparizione personale delle parti, ovvero il rifiuto della proposta (transattiva o conciliativa) senza giustificata ragione, costituiscono un comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisione del giudizio, nonché della responsabilità aggravata ex art. 96, terzo comma, c.p.c.

Il rito sommario diventa la regola in primo grado

Allo scopo di assicurare la semplicità, l’effettività della tutela e la ragionevole durata del processo, il ddl introduce l’obbligo in primo grado del nuovo “rito semplificato di cognizione” che, in sostanza, ricalca le regole dell’attuale procedimento sommario di cognizione.

L’obbligatorietà è prevista per tutte le cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica (fatta eccezione per le cause di lavoro) con impossibilità per il giudice di disporre il passaggio al rito ordinario e facoltà di fissare, nel rispetto del principio del contraddittorio, “termini perentori” per la precisazione o modificazione delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni, nonché per l’indicazione dei mezzi di prova diretta e contraria e per le produzioni documentali.

Il rito ordinario di cognizione rimane, invece, la regola soltanto per le cause in cui il tribunale giudica in composizione collegiale, escludendo il potere per il magistrato di disporre il passaggio al procedimento sommario.

In appello sempre più giudice unico

Quanto al giudizio di appello, la riforma prevede innanzitutto che i termini per esperire i mezzi di impugnazione decorrano dalla comunicazione del testo integrale del provvedimento, “da effettuarsi anche nei confronti della parte non costituita, con abrogazione del termine di decadenza dall’impugnazione decorrente dalla pubblicazione” dello stesso.

Ma la novità senza dubbio più rilevante è la previsione che le materie, che presentano ridotta complessità giuridica e contenuta rilevanza economico-sociale, vengano affidate alla competenza del giudice monocratico.

Le materie riservate alla trattazione del collegio, invece, saranno trattate dal consigliere relatore.

Infine, il filtro in appello (ex art. 348-bis c.p.c.) dovrà applicarsi anche quando il giudizio è “proposto avverso un provvedimento emesso che definisce un procedimento sommario di cognizione” e dovranno essere introdotti criteri di maggior rigore nella disciplina dell’eccepibilità o rilevabilità delle questioni pregiudiziali di rito.

Aste immobiliari “limitate” e solo telematiche

Aste obbligatoriamente con modalità telematiche. È questa la principale previsione del ddl per le vendite immobiliari, salvo che ciò non risulti pregiudizievole per gli interessi dei creditori o per il sollecito svolgimento della procedura.

Ma non solo. Viene fissato anche un tetto agli esperimenti di vendita che non potranno superare i tre tentativi, salvo un quarto, a prezzo libero, all’esito dei quali, ove infruttuosi per mancanza di offerte, verrà dichiarata la chiusura anticipata del processo esecutivo.

Tra le altre novità del testo rilevano: l’inclusione tra i beni mobili impignorabili (con impignorabilità rilevabile d’ufficio) degli oggetti di uso quotidiano, privi di un apprezzabile valore di mercato, e diverse modifiche al già novellato art. 521-bis c.p.c. relativo ai pignoramenti dei veicoli. In merito, va evidenziata soprattutto la costituzione di una banca dati gestita dalla polizia di Stato per l’iscrizione degli estremi dei mezzi pignorati, oltre all’individuazione dei soggetti che dovranno richiedere l’iscrizione, delle modalità e dei tempi per la richiesta.

Il Codice del processo civile telematico

La principale novità del ddl in materia di processo civile telematico è l’emanazione di un testo unico che comprenda, finalmente, in un solo contesto e con le opportune evidenziazioni, tutte le disposizioni legislative e regolamentari allo stesso inerenti.

Ad essere previsto, inoltre, è un consequenziale adeguamento delle norme processuali in materia, “anche mediante l’inserimento nel codice di rito delle relative norme di attuazione”.

Viene sancita, inoltre, in via generale, l’introduzione del principio di sinteticità degli atti, sia di parte che del giudice, con la previsione di apposite conseguenze, anche processuali, a fronte di eventuali inosservanze.

In una serie di articoli dettagliati sull’argomento vengono contemplati inoltre: – l’adeguamento delle modalità di identificazione e autenticazione degli utenti; l’individuazione delle modalità di deposito telematico degli atti processuali e dei documenti; – la disciplina delle modalità di spedizione e rilascio della copia esecutiva; – la predisposizione di uno schema informatico per la predisposizione degli atti processuali che ne consenta un’agevole fruizione anche attraverso i dispositivi ad uso dei disabili e la creazione di collegamenti ipertestuali, oltre all’inserimento di immagini, video e tracce sonore (ecc.).

Altra rilevante novità riguarda, infine, il “divieto di sanzioni processuali” sulla validità degli atti nell’ipotesi di mancato rispetto delle specifiche tecniche sulla forma e lo schema informatico, laddove questi abbiano comunque raggiunto il loro scopo.

La negoziazione assistita per le controversie di lavoro

Il ddl sancisce un vero e proprio addio al rito Fornero per le cause di lavoro, estendendo anche a tale materia il ricorso alla negoziazione assistita con l’ausilio di un avvocato.

Nello specifico, le controversie di cui all’art. 409 c.p.c. potranno essere gestite mediante l’istituto disciplinato dal d.l. n. 132/2014 (convertito dalla l. n. 162/2014), purché la negoziazione sia curata da avvocati specialisti.

Il giro di vite sulle liti temerarie

Il disegno di legge delega traccia, infine, un giro di vite ulteriore sulle liti temerarie con l’introduzione di sanzioni più severe per chi avvia un giudizio senza avere validi motivi.

Il testo prevede, infatti, che nella determinazione della somma ex art. 96, terzo comma, c.p.c., il giudice condanni la parte soccombente (che abbia agito o resistito in giudizio con malafede) al pagamento di una somma a favore della controparte, compresa in una forbice tra “il doppio e il quintuplo delle spese legali liquidate”.

Inoltre, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91 c.p.c., il giudice potrà condannare d’ufficio, anche se non sussistono i presupposti della responsabilità aggravata, la parte che versa in malafede o colpa grave, al versamento (tenendo conto del valore della controversia) di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, variabile tra il doppio e il quintuplo del contributo unificato dovuto per l’introduzione del giudizio.

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