Avvocati: in G.U. l’elenco dei professionisti con i quali potranno associarsi

A cura dell’Avv. Valeria Zeppilli

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica del primo marzo scorso è stato finalmente pubblicato il tanto atteso decreto con il quale il Ministero della Giustizia ha individuato le categorie 15220825_sprofessionali che, in forza delle previsioni della legge professionale forense, possono associarsi con i legali per fornire ai clienti prestazioni di maggiore qualità. Il decreto, che più precisamente è il numero 23 del 4 febbraio 2016, prende le mosse da una disposizione che iniziava oramai ad essere un po’ risalente nel tempo.

A prevedere in maniera innovativa per gli avvocati la possibilità di associarsi con altri professionisti è, infatti, l’articolo 4 della legge numero 247 del 31 dicembre 2012, legge che ha dettato la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense.

Più nel dettaglio, tale articolo, al primo comma sancisce che la professione forense può essere esercitata non solo individualmente ma anche con la partecipazione ad associazioni tra avvocati, fermo restando che l’incarico è sempre di carattere personale e che devono restare illese l’autonomia, la libertà e l’indipendenza intellettuale e di giudizio dei legali.

Il secondo comma (che è quello che qui interessa) prevede, poi, la possibilità anche per altri professionisti di partecipare alle predette associazioni. Lo scopo, dichiarato dal testo della legge, è quello di assicurare al cliente prestazioni anche a carattere multidisciplinare.

Ma oltre ad enunciare lo scopo, la legge ha deciso di non spingersi oltre: la determinazione dei liberi professionisti “accettati” nelle nuove associazioni, infatti, è stata sin da subito demandata a un regolamento del Ministro della giustizia, da emanarsi secondo le precise direttive di cui all’articolo 1, commi 3 e seguenti della medesima legge.

Il procedimento per l’emanazione dei decreti attuativi

Prima di analizzare il contenuto del d.m. Giustizia n. 23/2016, e scoprire quindi quali sono i professionisti che potranno associarsi con gli avvocati, è interessante fare una panoramica su quali direttive detta l’articolo 1 della legge professionale per l’emanazione dei decreti chiamati a dare attuazione, come quello in commento, alle disposizioni della legge stessa.

Innanzitutto, si prevede che all’emanazione dei decreti si sarebbe dovuto provvedere, teoricamente, entro due anni dalla data di entrata in vigore della legge.

In ogni caso, la norma prosegue sancendo che tali decreti vanno adottati previo parere del Consiglio nazionale forense ed eventualmente, solo nelle materie di suo interesse, anche previo parere della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense.

Il comma 3 dell’articolo 1 prosegue precisando che il CNF deve esprimere il suo parere sul decreto entro novanta giorni da quando questo gli è stato richiesto e dopo aver sentito sia i consigli dell’ordine territoriali che le associazioni forensi maggiormente rappresentative e con anzianità di costituzione almeno quinquennale.

Fatto questo passaggio, lo schema di regolamento, corredato da una relazione tecnica, va inviato alle Camere affinché anche le Commissioni parlamentari competenti trasmettano il loro parere.

Questo va espresso entro sessanta giorni dalla richiesta, decorsi inutilmente i quali è comunque possibile adottare i regolamenti.

L’articolo 1 si chiude con due importanti precisazioni.

Innanzitutto nessun nuovo o maggiore onere deve derivare alla finanza pubblica dall’attuazione dei decreti.

In secondo luogo, le eventuali disposizioni e integrazioni correttive ai decreti possono essere adottate entro quattro anni dall’entrata in vigore dell’ultimo dei regolamenti adottati e con la medesima procedura vista.

I professionisti interessati dal decreto

La procedura contemplata dall’articolo 1 della legge professionale è abbastanza lunga e garantita. Così, a distanza di circa tre anni, i potenziali colleghi degli avvocati sono stati finalmente individuati, rendendo di fatto possibile offrire ai clienti quelle prestazioni di carattere multidisciplinare già da qualche tempo astrattamente consentite dalla legge.

Dunque, quali sono i professionisti che potranno partecipare alle associazioni multidisciplinari con gli avvocati?

Tra di essi, innanzitutto, ci sono quelli iscritti all’ordine dei dottori agronomi e dottori forestali, quelli iscritti all’ordine dei tecnologi alimentari e quelli iscritti all’ordine dei geologi.

A questi si affiancano i professionisti iscritti all’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, quelli iscritti all’ordine degli assistenti sociali e quelli iscritti all’ordine degli spedizionieri doganali.

Potranno poi partecipare alle associazioni multidisciplinari con gli avvocati anche i biologi, i chimici, i medici chirurghi e odontoiatri, i medici veterinari e gli psicologi.

Senza dimenticare i professionisti iscritti all’ordine degli attuari, quelli iscritti all’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, quelli iscritti all’ordine dei consulenti del lavoro e quelli iscritti all’ordine degli ingegneri.

Venendo ai collegi, gli avvocati potranno costituire associazioni multidisciplinari anche con i professionisti iscritti al collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati, al collegio degli agrotecnici e agrotecnici laureati, al collegio dei periti industriali e dei periti industriali laureati e al collegio dei geometri e geometri laureati.

È evidente che l’offerta a tutto tondo di servizi, potenzialmente, può essere proprio tale: le categorie professionali coinvolte sono infatti diciannove, ben oltre le aspettative.

Ciò non toglie, tuttavia, che, guardando al grande gruppo, solo in relazione ad alcuni professionisti è facile immaginare un legame con gli avvocati che possa essere decisamente produttivo. Pensando ad altri, invece, dovrà farsi qualche sforzo in più, ma nulla è impossibile. Specie nell’ottica dell’apertura a 360 gradi dei servizi che possono essere offerti per soddisfare al meglio i clienti e creare una rete efficiente ed efficace.

Rinvio alla legge professionale

Dopo aver enunciato le tanto attese categorie di professionisti che potranno associarsi con gli avvocati, il decreto del ministro della giustizia numero 23 del 4 febbraio scorso, passa nuovamente la palla alla legge.

La regolamentazione delle associazioni multidisciplinari, infatti, è quella stabilita dai commi 3 e 4 della legge professionale forense, oltre, in quanto compatibile, quella che deriva dall’applicazione delle disposizioni del codice civile. Né diversamente avrebbe potuto essere.

Facciamo quindi un breve excursus sui dettami della legge numero 247/2012 in proposito, per tentare di arrivare preparati a sfruttare la novità già dal prossimo 16 marzo, ovverosia dal giorno in cui, effettivamente, il decreto entrerà in vigore e ci si potrà sbizzarrire a creare le nuove associazioni.

Il comma 3 dell’articolo 4 della legge professionale forense, innanzitutto, prevede che possono partecipare alle associazioni tra avvocati solo coloro che sono iscritti al relativo albo e che tali associazioni sono iscritte in un apposito elenco che è tenuto presso il consiglio dell’ordine del circondario nel quale esse hanno fissato la loro sede.

A tal proposito, il medesimo articolo precisa che la sede dell’associazione è fissata nel circondario in cui si trova il centro principale dei suoi affari e che è proprio in tale sede che gli associati devono a loro volta fissare il proprio domicilio professionale.

Il comma 3 precisa, infine, che l’attività professionale che è svolta dagli associati genera tutti gli obblighi e i diritti che sono previsti dalle disposizioni che regolano la materia previdenziale.

L’altra previsione della legge professionale forense alla quale rinvia il d.m. giustizia del 4 febbraio, ovverosia, come visto, quella contenuta nel comma 4 dell’articolo 4, è breve quanto fondamentale. Tale comma, infatti, sancisce categoricamente che l’avvocato può essere associato ad una sola associazione.

Per quanto riguarda, invece, il rinvio alle disposizioni del codice civile si ricorda che, chiaramente, il riferimento va ai capi II e III del libro I, titolo II. Sono questi infatti che, dall’articolo 14 all’articolo 42, si occupano in generale di associazioni. Tali disposizioni in ogni caso, come precisato anche dal decreto, sono applicabili solo in quanto compatibili con la specificità delle associazioni multidisciplinari con avvocati.

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